poesie dialettali - Associazione Foresta Club di Cervaro

Vai ai contenuti

E’ un continuo ed incessante rovistare fra le storie, le curiosità, gli usi e costumi dei nostri nonni . Abbiamo fretta, tanto si è perso ed il tempo ormai è poco per raccogliere curiosità e tradizioni alcune ormai da anni dimenticate. Così è capitato di sapere e di conoscere una canzoncina che un anziano ed arzillo vecchietto, ormai non più da diversi anni, tutta una vita partendo dalla sua gioventù aveva cantato e talvolta recitato le strofette che qui sotto riportiamo. Noi non sappiamo chi ne è il compositore se lui o latri, una cosa è ben evidente , a quei tempi e parliamo di circa 50 anni fa, la corte alle ragazze o le storie tra giovani venivano raccontate attraverso versi. All’epoca l’educazione severa senza sconti non permetteva di fare una corte aperta o facile come oggi. Si può ben immaginare ed era pratica molto riscontrata, come l’uso dei doppi sensi era il pane quotidiano dei giovani e degli anziani. Questa canzoncina probabilmente dedicata a qualche ragazza racconta con l’uso tra il dialetto e un italiano vetusto, è stata la compagna della vita di M-niegl’ questo era il suo soprannome; All’epoca alla Foresta ognuno ne aveva uno. 

CAL’CARELLA
Cal’carella i t’vogl’ caricà e nu cauc’ alla gunnella e gliù mandasin p’-laria và.
Na man (o) alla sporta e n’ata alla spurtella facemm a cagnà cal’carella, nenna mia s’c’ vuò stà.
I sacc’ ca n’-può scenn-r stà scalinata scura, vien’tenn (o) mura mura vien’tenn (o) m’bracc’ a me.
E’ ropp’ ca si sagliuta t’pigl’ p-gl’ capigl nenna mia n’tant strill’ n’-t’-fa s-ntì a papà.-


Certamente più che una dichiarazione d’amore il dire del componimento, insinua nella mente un proposta evidente e nello stesso tempo descrive il luogo e come sarebbe dovuto avvenire l’incontro tra i due e testimonia il modo diretto e senza fraintendimenti le intenzioni del pretendente.
La seconda canzoncina è ancora più pretenziosa e dà il senso di come venivano approcciati gli affari tra gli uomini e donne :



DONNA
Donna tu che porti il monastero davanti facètm’ alluggià stù p-llegrin’, chist’ che c’è devot’ a tutti i Santi s’alza la notte e canta il mattutino. Ti ricordi, tu donna malandrina ,quando la giubba mia ti fu lettiera?Ti misi in aria la pancia in terra la schiena e l’olio te lo misi alla lumiera………

In questi pochi versi , si conferma il tema ricorrente dei quel tempo la ricerca del divertimento , della donna magari troppo sottomessa ma sempre nei pensieri e nelle voglie dei giovani. Uno si domanda perché giovani quasi illetterati si cimentavano in componimenti magari un po’ osè, ma sempre e comunque un riferirsi o raccontarsi in modo quasi burlesco sapore della loro cultura contadina. La donna da un lato era non trattata bene ma comunque era il pilastro della famiglia , era la mamma di tutti i figli . Facendo confronto con i giovani d’oggi ci accorgiamo delle loro paranoie, frivolezze, pieni di ansie e di incertezze, svogliati verso la vita , magari più acculturati ma, nel contempo, privi di valori di riferimento etici e per niente romantici, incerti nell’affrontare il futuro , poco avezzi al sacrificio, viene da concludere con un “”detto antico- “” si stava meglio quando si stava peggio””. 

Torna ai contenuti